BIOGRAPHY

MARK SMITH

PHOTOGRAPHER

BACK

Venezia, 29-31 Maggio 2013

G I O R N O U N O

Eccomi qui, ritirato il mio pass, mentre mi dirigo verso l'entrata della 55° Biennale d'arte veneziana. Mi guardo attorno chiedendomi da che parte iniziare il mio viaggio all'interno di questo dedalo di padiglioni...

"Dall'inizio" penso tra me e me mentre mi dirigo verso il primo padiglione.

Sinceramente mi sento un po' artista mentre vago per la città con la mia macchina fotografica penzolante dalla spalla e la mente pronta a catturare le mie visioni del mondo circostante, ma quando entro alla biennale di Venezia scopro che la mia concezione di arte è ben distante dai canoni di questo posto.

Varco la prima soglia trovandomi davanti ad un gigantesco monolite (c'è sempre un gigantesco monolite dietro la prima soglia) e, come d'incanto, eccola riapparire chiara e distinta nella mia mente, come se fosse lì ad aspettarmi da quando avevo lasciato quegli ambienti due anni prima, avesse percorso a ritroso i miei passi, e si fosse fermata dalla quale sapeva che avrei ricominciato il mio giro oggi. Parlo della Domanda, quella con la 'D' maiuscola, che mi accompagna costantemente mentre visito mostre, esposizioni e padiglioni.... PERCHÉ?

Giranodo tra sculture, fotografie, dipinti, installazioni visionarie cerco sempre le ragioni che hanno mosso l'artista verso la loro creazione, e non sempre quello che scrivono sui bugiardini (io chiamo così le targhette in cui i galleristi cercano di farti digerire il modo in cui LORO vedono l'artista), riesce a dare una risposta alla mia domanda.

Ad ogni modo questo è un evento che seguo sempre con una certa curiosità. Quest'anno, inoltre, assieme alle due sedi "istituzionali" della Biennale, quella dell'Arsenale e quella dei Giardini, altre 160 installazioni, dislocate in tutta Venezia, si sono unite alla festa. Ne trovo tutti i giorni una nuova.

Ho lasciato passare un po' di giorni prima di affrontare questo articolo per metabolizzare il gigantesco cumulo di opere che ho visto nel corso della mia visita.

Ho ancora un sacco di dubbi e di 'perchè' che mi si

(il Monolite)

rincorrono in testa quando, incredibile a dirsi, corre in mio soccorso Pif (sì.. proprio quello delle Iene) che, in un servizio su MTV si pone le mie stesse domande e, come nel suo stile, va in giro per il mondo ad intervistare questi famosi critici e letterati che, essendo in contatto con gli artisti, cercano di spiegare queste opere (di cui loro sono SINCERAMENTE innamorati) con termini tipo connection, sensual, provocazione, concettualizzazzione, ...zione, ecc. ma che alla fine non riescono a spiegare realmente, al lettore medio, il significato di queste opere che, in realtà continua e continuerà a pensare: "mettere in cornice due ritagli di giornale, un chiodo e una carta da gioco... son capace anche io... ma non capisco perchè a me nessuno da tutte queste migliaia di euri!"

Quello che, tuttavia, mi ha colpito maggiormente di questa biennale, sono stati due particolari ricorrenti: le numerose installazioni umane e la forte presenza di odori... più o meno gradevoli.

Naturalmente in questo, il padiglione Italia, ha strafatto, con un'installazione in cui si esagerava in ciascuno di essi.

Una bella sorpresa, invece, l'ho ricevuta nella zona del giardino delle vergini dove, una strana installazione dal sapore bucolico, si è rivelata essere, in realtà, il set di un breve monologo di uno dei miei autori preferiti: Marco Paolini (naturalmente, dicendo "breve" sottointendo "...per la durata media dei monologhi a cui ci ha abituato").

Una piacevolissima oretta in cui ha spaziato, come al suo solito, tra 6/7 argomenti che andavano dalla vita nelle campagne a una sorta di indagine topografica fatta da un intervistatore svizzero fino ad Einstein, saltando da uno all'altro con la sua solita naturalezza. GRANDISSIMO!

G I O R N O D U E

Il secondo giorno ho visitato la sede principale della biennale, quella dei Giardini. Dirigendomi al mio consueto punto di partenza, il grande edificio bianco su cui campeggia la scritta (bianca) "Biennale" mi sono imbattuto, pochi passi prima dell'ingresso, in questo tizio:

...Adesso ditemi che non vi state chiedendo anche voi... per quale ragione una persona sana di mente dovrebbe andare a fare un'ecatombe di alberi in un pioppeto per poi mettersi alla Biennale a "ricostruirli".

Ma questo non è stato l'unico artista a lasciarmi perplesso. Anche il padiglione spagnolo è stato, per la mi ristretta visione artistica del mondo suppongo, piuttosto ermetico con me...

Effettivamente io non sono uno che può essere sguinzagliato liberamente ad una Biennale d'arte senza una guida che mi indirizzi sul reale significato di ogni singola opera. Mi sento un po' come Alberto Sordi nella famosa scena in cui visita la manifestazione con la moglie: "...sedia con corpo adagiato... ...sembra una sfera che prima si sprofonda verso il basso, e poi si innalza piano piano come dal vento che sospinge la palma ..."

G I O R N O T R E

L'ultimo giorno della preview concessa alla stampa, mi sono dedicato agli eventi collaterali, circa 150 installazioni disseminate per la città. Naturalmente visitarle tutte sarebbe stata un'impresa davvero enciclopedica, ma, ad aver la pazienza e la costanza di cercare, non mancano degli spunti interessanti.

Quello che ho trovato particolarmente stimolante, soprattutto perchè molto più vicino alla mia lunghezza d'onda, è stato il padiglione "onirico" intitolato Who is Alice? in cui ho ritrovato una vecchia conoscenza (vedi foto a lato).

Per il breve periodo di questa visita, mi sono sentito un po' rinfrancato dal fatto che, anche se in rare e limitate forme espressive, anche io posso capirci qualcosa di arte.

Senza dubbio gli artisti d'oriente sono quelli che mi si pongono di fronte in maniera più trasparente coinvolgendomi per metà e sorprendendomi per l'altra metà.

CONCLUSIONI: La Biennale d'arte è un luogo che apre la mente e non dovrebbe mai mancare occasione, anche per i meno avvezzi a contorsioni mentali (a volte anche estremi), per visitarla.

Anche pensando di non capirci niente, qualcosa, nel nostro intimo arriva sempre, a volte nemmeno lo percepiamo, ma SEMPRE ce ne andiamo con l'anima un po' più ricca.

Ciao a tutti

Gallery

Number

List Progress:

View Progress:

Current Photo/Total:

ABOUT

MDM Studios

FOTOGRAFIA

PUBBLICITARIA

Studios

FOTOGRAFIA PUBBLICITARIA

PRIVACY POLICY

MARCO DEL MASCHIO P.I. 04192200279 © 2013 ALL RIGHTS RESERVED |

ABOUT

MDM Studios

FOTOGRAFIA

PUBBLICTARIA